9 dicembre: preghiera davanti al Presepio

Ecco il Presepio!
Discretamente mi sono infilato in mezzo ai pastori, ognuno con il suo regalo.
Con la sua nascita, Gesù mi ha dato tutto, tutto se stesso.
Io, cosa gli offrirò in contraccambio?
Non ho niente, se non questa candelina che ho plasmato durante tutti i giorni dell’anno ormai quasi finito.
Certo è storta, rattrappita e un po’ malandata: ma sono proprio io!
Non importa che sia bella, attraente o semplicemente bianca.
So di voler dare tutto.
Gesù  mi accoglie e mi sorride.

Questa candela della mia vita, avrei potuto tenerla in disparte, lontano dal Presepio,
egoisticamente ordinata e conservata intatta nella sua scatola di cartone.
Ma chiusa nella scatola, la mia vita non avrebbe avuto nessun senso.
Avrei perso la mia vocazione.

Invece ho scelto di essere acceso.
Questa è la mia gioia ed io trovo il senso della mia vita solamente quando brucio.
Quando brucio però, mi consumo.
Poco a poco mi rimpicciolisco al punto di sparire del tutto, peggio per il mio egoismo!
“Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà;
e chi la perderà per causa mia e del Vangelo, la salverà”. (Marco 8,35)
E’ la condizione per trovare la propria vocazione.
Finalmente diffondo luce e calore per la gioia di tutti.

Adesso so perché esisto. Voglio passare la mia vita ad illuminare.
Sono gli auguri per l’anno nuovo,
offerti a tutte le candele che bruciano con me, attorno al Presepio.

Gesù  ci accoglie e ci sorride.

Padre Etienne

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7 dicembre: Natale sei tu!

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“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.

Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l allegria e la generosità. Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di Natale sei tu quando conquisti l armonia dentro di te. Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te. Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.”

-Papa Francesco-

fonte

6 dicembre: San Nicola, la vera storia di Babbo Natale

San Nicola, la vera storia di Babbo Natale

“Il Santo vescovo di Myra, nei secoli, è stato legato alla figura del vecchio portadoni. È diventato il Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta regali ai bambini.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie.

Nei primi decenni del 1800 San Nicolaus (da cui Santa Claus) grazie a una poesia di Clement Clarke Moore diventò il Babbo Natale che tutti conosciamo.”

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Una visita da San Nicola “Twas the Night Before Christmas”

Era la notte prima di Natale, quando in  tutta la casa
non una creatura si muoveva, neanche un topo.
Le calze erano appese al camino con cura,
nella speranza che San Nicola sarebbe arrivato presto.

I bambini erano tutti nei loro letti,
mentre visioni di prugne ricoperte di zucchero ballavano  nella  loro mente.
E la mamma nel suo ‘pigiama, e io nel mio berretto, ci
eravamo appena preparati  per un pisolino dopo quella lunga giornata d’inverno.

Quando ad un tratto si udì sul tetto un enorme baccano,
Balzai dal mio letto per vedere cosa stesse succedendo.
Sono volato  alla finestra e ho aperto i battenti.

La luna sulla  neve appena caduta faceva luccicare tutti gli oggetti che illuminava,
quando improvvisamente davanti ai  miei occhi meravigliati si presentò
una slitta in miniatura e otto piccole renne.

Scorsi un vecchio, così vivace e veloce,
Sapevo che si trattava di San Nicola
Le sue renne erano più rapide delle aquile
e lui fischiava, urlava e le chiamò per nome:

“Ora Dasher! Ora Dancer!
Ora, Prancer e Vixen!
Su, Comet! Su, Cupido!
Su, Donner e Blitzen!
Per la parte superiore del portico!
Per la parte superiore del muro!
Ora via!  via!
Via tutti! “

Come foglie secche che volano via prima dell’uragano,
montarono al cielo così oltre il tetto e mi accorsi che volavano,
con la slitta piena di giocattoli e con San Nicola.

E poi, in un batter d’occhio, ho sentito sul tetto
lo scalpitio di zoccoli. Sentii un tonfo e non appena mi voltai ,
vidi che San Nicola era sceso giù dal camino con un balzo.

Era tutto vestito di pelliccia, dalla testa ai piedi,
e i suoi vestiti erano tutti macchiati di cenere e fuliggine.
con  un  sacco di giocattoli che portava in spalla,
sembrava un venditore ambulante.

I suoi occhi – come brillavano! Le sue fossette, come era allegro!
Le sue guance erano come le rose, il suo naso come una ciliegia!
La sua bocca buffa e piccola ad arco,
e la barba sul mento bianca come la neve.

Una pipa teneva  stretta tra i denti,
e il fumo che circondava la sua testa sembrava  una corona.
Aveva un viso largo e un po ‘di pancia,
che scuoteva quando rideva, come una ciotola piena di gelatina.

Era grassottello e paffuto, sembrava un allegro vecchio folletto,
e ho riso quando l’ho visto, mio malgrado.
Con un occhiolino presto mi ha dato conferma che non avevo nulla da temere.

Lui non diceva una parola, ma è tornato subito al suo lavoro,
e riempite tutte le calze si girò di scatto.
Posò  il dito sul  suo naso,
diede un cenno del capo, e salì su per il camino.

Saltò in slitta, fischiando alle renne,e volò via a gran velocità.
Ma prima di sparire nell’ oscurità della notte lo sentii esclamare:

Buon Natale a tutti, e a tutti una buona notte!

 

5 dicembre: se Natale è una fiaba…se Natale è un mistero

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SE NATALE E’ UNA FIABA
Se Natale è una fiaba…
è solo la festa dei consumi,
di inutili regali:
è solo una doppia vacanza
con un pranzo più ricco,
un viaggio, una gita. 

Se Natale è una fiaba
non ci vuole molto:
basta un presepio
o un albero illuminato
una elemosina
una messa a mezzanotte.

Nella fiaba di Natale
non nasce Gesù: 
nasce l’egoismo e l’impostura
l’ingiustizia che uccide.

Una stella, un angelo
una grotta e dei pastori
una donna ed un bambino:
ingredienti
per una stupida favola
per una tragica impostura.

Se Natale è una fiaba
è finito il suo tempo:
cancelliamo il Natale!

SE NATALE E’ UN MISTERO  

Se Natale è un mistero…
Gesù nasce anche oggi:
nei tuguri, nelle baracche
nei dormitori pubblici.

Gesù nasce nel povero,
nel piccolo ignorante,
nel detenuto, nell’esule,
nel torturato, nell’oppresso. 

Gesù nasce
nel disoccupato, nel malato,
nel minorato,
nello sconosciuto trascurato da tutti,
nell’umile onesto
che ancora fa il suo dovere. 

Gesù nasce là dove c’è bisogno di lui:
dove si cerca giustizia e amore
dove si soffre e si aspetta
dove si costruisce un mondo più giusto. 

Se qui nasce Gesù
questo è il presepio:
qui bisogna venire
per incontrare Gesù
per fare Natale
con lui. 

 

3 dicembre: E’ Natale – Madre Teresa

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

1 dicembre: Avvento tempo di attesa!

L’attesa fa nascere nella persona una tensione positiva. Chi attende, non uccide il tempo nella noia. È orientato ad una meta. La meta dell’ attesa è una festa, la festa della nostra umanizzazione, dell’autorealizzazione, del nostro entrare in unione con Dio, ma non siamo solamente noi ad attendere: anche Dio attende noi. Attende che noi ci apriamo alla vita e all’amore.
La parola ‘attesa, stare in guardia’ indica propriamente stare nella ‘torre di guardia’. La ‘torre di guardia’ è il luogo dell’osservazione, delle vigilie. Attendere indica, quindi, stare attenti se qualcuno viene, osservare tutt’intorno quanto SI avvicina a noi. Attendere  significa anche fare attenzione, preoccuparsi di qualcosa, come il ‘guardiano’ osserva ogni singola persona e le presta attenzione. Attendere provoca questi due atteggiamenti in noi: l’ampiezza dello sguardo e l’attenzione all’attimo, a quanto stiamo vivendo, alle persone con le quali stiamo parlando. L’attesa allarga il cuore. Quando attendo, io sento che non basto a me stesso. Ognuno di noi lo sa, quando aspetta un amico o un’ amica. Si guarda ogni secondo l’orologio, per vedere se non sia ancora ora. Si è tesi all’attimo nel quale l’amico o l’amica scenderà dal treno o suonerà alla porta di casa. Grande è la nostra delusione,. se di fronte alla porta di casa si trova qualcun altro. L’attesa fa nascere in noi una tensione eccitante. Sentiamo di non bastare a noi stessi.
Nell’attesa usciamo da noi stessi verso colui che cerca il nostro cuore, che lo fa battere con più forza, colmando la nostra attesa.
Oggi molti non riescono più ad attendere. Vivono il tempo di Avvento non come tempo di attesa, ma già come un Natale  passato. Alcuni celebrano sempre Natale, invece di mantenere sveglia l’attenzione e di protendere il proprio cuore nell’attesa del mistero del Natale. I bambini non sanno attendere che la madre dica la preghiera prima di mangiare. Devono mangiare subito, se c’è qualcosa sul tavolo. Non aspettano che la cioccolata sia messa nella borsa della spesa. Devono mangiarla ancor prima che sia pagata alla cassa del super mercato. La gente in fila davanti alla cassa o allo sportello della stazione non riesce ad aspettare. Si spinge. In tutto questo c’è qualcosa di importante: chi non sa aspettare non svilupperà mai un forte io. Dovrà per forza soddisfare ogni bisogno immediatamente, ma diventerà allora completamente dipendente da qualsiasi bisogno. L’attesa ci rende liberi dentro. Se sappiamo aspettare finché il nostro bisogno sia soddisfatto, siamo in grado di sopportare , anche la tensione che l’attesa suscita in noi. Il nostro cuore si allarga e ci dona, inoltre, la sensazione che la nostra vita non è banale. Lo vediamo quando aspettiamo un qualcosa di misterioso, poiché vi attendiamo il compimento della nostra nostalgia più profonda. Allora riconosciamo che noi siamo più di quanto ci possiamo dare. L’attesa ci mostra che il nostro vero essere deve esserci donato.
Forse riesci a ricordarti le sensazioni di quando hai aspettato qualcosa. Hai invitato degli amici per una festa. Se qualcuno arriva troppo presto, questo disturba la tensione della tua attesa. Ti va perso qual- cosa. Il gusto dell’attesa, l’anticipazione della gioia della festa insieme, i preparativi per la festa si inceppano. L’attenzione, che fa parte dell’ attesa, è saltata a pié pari. Non puoi badare al tuo cuore, con tutte le aspettative e i desideri che vi nascono. Se però al tempo fissato non c’è ancora nessuno, anche in quel caso tu sei deluso.
In quel caso l’arco dell’ attesa è teso oltre misura. Vengono idee come: «Non mi vogliono bene. Non sono di nessun valore per loro. Con me possono fare questo. Per loro ci sono cose più importanti di me». Che cosa spegne la tensione dell’attesa? Come ti senti, quando attendi la venuta di una persona che ami? Entra un qualcosa di nuovo nella tua vita. È come ricevére un dono. Provi gioia al pensiero di quella persona. Ti senti vivo. Crescono in te sentimenti forti. Eppure non solo tu attendi. Tu stesso sei atteso. Come ti senti, quando altri ti aspettano, quando Dio ti attende? Gli altri hanno aspettative su di te. Le aspettative possono limitarti, ma, se nessuno si aspetta più niente da te, tu ti senti superfluo. Il tempo dell’ Avvento ti invita ad allargare nell’ attesa il tuo cuore e ad alzarti in piedi, perché sei atteso. Tu ne vali la pena. Molti ti aspettano. Dio ti aspetta, perché tu viva una vita vera.
Forse in ogni attesa tu senti un qualcosa, delle tue attese infantili per il Natale. Io riesco a ricordarmi ancora bene come noi bambini aspettassimo per la santa notte Gesù bambino, cioè la distribuzione dei doni. Era una tensione particolare. Andavamo a passeggiare con nostro padre nella notte, vedevamo ovunque nelle case brillare le luci. Poi dovevamo aspettare di sopra, nella camera da letto, finché non suonava la campana di Natale. Era un evento carico di mistero entrare nel salotto illuminato solamente dalle candele. Le impressioni infantili si stampano a fondo nell’anima. Anche più tardi ci sentivamo a nostro agio, parlando di questi sentimenti di un tempo. Probabilmente in ogni attesa vi è una traccia dell’attesa del Natale, l’intuizione che la nostra vita è più luminosa e sana per la venuta di una persona o di un evento.

Buona attesa ^_^

Fonte: http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=1853