20 dicembre: E’ Natale quando si è luce da accendere

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E’ Natale quando si è luce da accendere, si diventa Amore da Amare, gioia da donare, pace da diffondere, vita da vivere, verità da dire…

È necessaria l’infelicità per capire la gioia, il dubbio per capire la verità… la morte per comprendere la vita. Perciò affronta e abbraccia la tristezza quando viene.

Non cercare la gioia nei beni di consumo, perché questo ti costerà caro.

Non preoccuparti di sapere i problemi del mondo, limitati a rispondere alle esigenze della gente.

Prometti a te stesso di parlare di bontà, bellezza, amore a ogni persona che incontri; di far sentire a tutti i tuoi amici che c’è qualcosa di grande in loro; di guardare al lato bello di ogni cosa e di lottare perché il tuo ottimismo diventi realtà.

Sii pieno di gioia, tutto sommato.

Successo o insuccesso non hanno nessun senso agli occhi di Dio, purché tu faccia quello che lui ti chiede e come te lo chiede.

Quando diffondi l’amore del Signore, sei la buona novella di Dio.
Dio vi rendarà in amore tutto l’amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi, da un capo all’altro del mondo.

Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso.

La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca.

Amiamo.. non nelle grandi ma nelle piccole cose fatte con grande amore.

C’è tanto amore in tutti gli esseri umani.

Non dobbiamo temere di manifestarlo.

Non importa quanto si dà ma quanto amore si mette nel dare!

B.M.Teresa di Calcutta

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19 dicembre: Natale pigro

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…è già arrivato il Natale, e io?

se ci penso, non mi sono preparato molto…
ho pregato poco…
non sono riuscito a fare rinunce…
non ho fatto molta carità…
la fede è un po’ spenta e la vita un po’ lontana da Dio…
E’ davvero Natale per me?

Ma il Natale non lo faccio io, lo fai tu, Gesù!
Sei tu che vieni da me.
Sei tu che scendi la dove faccio fatica,
dove sbaglio e dove sono pigro.
Sei tu che nasci nella mia povertà…

Allora si che mi vien voglia di fare di più!
Mi vien voglia di pregare davvero e di amare concretamente
chi mi sta vicino e anche chi mi sta lontano.
Ma non perché sono bravo io, ma perché sei buono tu!
E’ questo il tuo Natale!
Grazie Gesù!

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18 dicembre: Finché c’è il Natale…

Oggi ho voglia di un tuffo nel mondo Disney. Quindi divano, copertina, coccole e La Bella e la Bestia: un magico Natale.

In questo giorno, così speciale, 
non ci sarà soltanto 
agrifoglio e neve. 
C’è qualcosa in più, che viene dal cuore 
è il più grande dono della vita, 
della nostra vita.. 

Finchè c’è il Natale, in noi ci sarà, 
un po’ di speranza e di serenità, 
finchè c’è il Natale, la stella verra, 
e il nostro cammino sempre illuminerà 

17 dcembre: Sarà Natale, quale Natale?

Signore nostro,

in un mondo in cui tutto è in vendita

ricordaci che la verità non si compra.

Signore nostro,

in un momento in cui si compra di tutto

ricordaci che l’amore è gratuito.

Signore nostro,

in giorni in cui si è buoni per obbligo

ricordaci che la carità è pratica quotidiana.

Signore nostro,

in un momento in cui si fanno doni intelligenti

ricordaci che una riconciliazione è il dono più intelligente.

Signore nostro,

in mezzo a un’orgia di panettoni farciti

ricordaci che non si sfama il povero con la pubblicità.

Signore nostro,

quando riuniamo le nostre famiglie a fare festa

ricordaci che potremmo farlo molto più spesso.

Signore nostro,

mentre orniamo i nostri alberi luccicanti

ricordaci lo splendore discreto della tua croce.

Signore nostro,

mentre andiamo festanti alla messa di mezzanotte

ricordaci che non è il cenone di capodanno.

Signore nostro,

mentre ci affanniamo ad agghindarci per le feste

ricordaci che davanti a quel Bambino cade ogni mascherata.

Signore nostro,

mentre ci confessiamo a te per una volta all’anno

ricordaci che tu sei la nostra gioia e il nostro regalo,

ogni giorno dell’anno, di ogni anno, per l’eternità.

Perché tu ci sei sempre, Signore.

16 dicembre: Natale festa della luce, festa della vita.

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…Una luce di speranza, che ci illumina nonostante le preoccupazioni e le tensioni della vita quotidiana, le sfide e le difficoltà del nostro cammino e ci indica la via anche quando ci sembra di brancolare nel buio.

…Una luce di fede, indipendentemente dalle nostre credenze e dalla nostra religione, la luce che si rinnova, ci ricorda che nulla è definitivo e permanente, neanche il buio. La Vita opera sempre per il nostro bene anche se al momento non ne siamo consapevoli. L’Universo ci dà sempre ciò di cui abbiamo bisogno, a volte diverso da ciò che desideriamo, e ci ascolta sempre.

…Una luce d’amore, per noi, le nostre famiglie, i nostri cari e anche i nostri nemici. Il Natale ci ricorda che il perdono è il più grande dono che possiamo fare a noi stessi e agli altri. Lasciare andare il rancore e la rabbia guarisce e apre il nostro cuore a ricevere ancora più amore, la forza più potente di cui il mondo dispone.

…Una luce di condivisione, non solo intesa come scambio di regali e di auguri, ma come piacere di stare insieme e dedicare più tempo alle persone che amiamo.

…Una luce di gioia, perchè ci ricorda dell’abbondanza che ci circonda e di cui molto spesso non ci accorgiamo o diamo per scontata. Impariamo ad allenare il muscolo della gratitudine per quello che abbiamo, per il fatto di essere vivi e saremo circondati da gioia e felicità.

…Una luce di rinascita, perchè iniziare una nuova fase della nostra vita è sempre possibile. Non è mai troppo tardi per essere quello che desideriamo essere.

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14 dicembre: Natale terrone & nostalgia di TE.

Oggi sono inciampata in questo video…

Da subito mi ha rubato un sorriso, poi però si è fatta avanti un po’ di nostalgia.
Il mese di dicembre dopo tutto è un po’ così: un’altalena continua tra magia e nostalgia.
Si rincorrono nella mente tantissime immagini e ricordi…

Non so spiegare la gioia che sentivo quando andavo a prendere le sedie in cantina, quando mi mettevo lì con le zie a montare i tavoli.Amavo preparare quelle tavolate che si riempivano di cibo ma soprattutto di noi e delle nostre “urla”.

Ripenso a quelle tavolate ma soprattutto a quel posto:il SUO posto, sempre lo stesso anno dopo anno, sempre vuoto a metà cena /pranzo. A lui bastava mangiare il primo poi era a posto e andava di là in cucina lontano dal nostro fracasso, lontano da quei rumori che però amava tanto perchè voleva dire che eravamo lì tutti insieme.

Tra i ricordi più belli legati al Natale ce n’è uno speciale che brilla più degli altri. Al centro sempre LUI che stranamente lascia la cucina per venire da noi per fare un giro di tombola insieme, sempre al suo posto con il panariello e il tombolone. Che bello che era mentre decantava i numeri e le interpretazioni! Tra un numero e l’altro ci guardava, fiero, con gli occhi che brillano come i miei adesso mentre penso a LUI.

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13 dicembre: la favola di Santa Lucia

Da quando vivo a Brescia mi ritrovo immersa in tradizioni che non mi appartengono. Il 13 dicembre per esempio per me è sempre stato un giorno come tanti, qui invece ha un tocco di magia. Al risveglio nel giorno di Santa Lucia infatti i bambini hanno una dolce sorpresa.

Vi lascio la favola della Santa così cara ai bambini che chissà un giorno dovrò raccontare anch’io.

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La favola di Santa Lucia

Quando S. Lucia salì in cielo, tutti si meravigliarono nel veder arrivare una persona così giovane. Ben presto la Santa con i suoi modi dolci ed i suoi occhi pieni di luce conquistò tutti e, persino lo scontroso S. Pietro si prese cura di lei come fanno i nonni con i nipoti.Così trascorrevano i giorni allietati di serenità e pace e Lucia si godeva questa sublime situazione, riflettendo su quanto fossero lontane da lei le sofferenze e la cattiveria che regnavano sulla Terra. S. Pietro, che nonostante la sua lunga barba bianca, aveva ancora una vista acutissima, si accorse che un sottile velo di tristezza si era posato sugli occhi celestiali di Lucia e, così, decise di chiamarla a sé per parlarle. S. Lucia gli disse che avrebbe tanto desiderato anche per un solo minuto poter rivedere il suo paese in Sicilia e i suoi poveri.
S. Pietro, fu talmente colpito da quella richiesta che passò giorni e notti fra le morbide nuvole del Paradiso a pensare come potesse esaudire il suo desiderio, finché prese coraggio e decise di parlarne col Padre Eterno. S’incamminò un po’ timoroso e quando fu da Lui espose la richiesta tenendo sempre china la testa in segno di profondo rispetto. S. Pietro restò immobile ad aspettare una risposta poi, inaspettatamente, udì uno strano e metallico tintinnio; socchiuse gli occhi e vide che il buon Dio teneva in mano una piccola chiave d’oro. “Tieni Pietro, questa é la chiave che apre una finestrella che dà sul mondo, prendila e portala a S. Lucia” disse il Signore. S. Pietro fu così meravigliato che afferrò la chiave e corse come un ragazzino a cercare la sua Santa bambina, felice di aver esaudito il suo desiderio. Immediatamente gli occhi della santa s’illuminarono e i due salirono su di una nuvoletta che li portò alla magica finestrella. Quando arrivarono, Lucia con la mano tremante, infilò la chiave nella fessura e, come d’incanto, le apparve laggiù il mondo.La giovane fu soddisfatta di quella visione e, per lungo tempo,non desiderò più aprire gli occhi sulle cose terrene. Una notte però, il suo sonno venne turbato da lontani lamenti e pianti. Lucia, preoccupata decise di prendere la chiave per vedere cosa stesse accadendo. Fu in quel momento che la santa vide tutte le cose ingiuste, la vita dissoluta, il male, ma soprattutto vide bambini che soffrivano e piangevano. Rammaricata richiuse piano la finestrella e, una profonda tristezza, calò sui suoi dolcissimi occhi celesti.
Lucia sperava di vedere presto migliorare le cose sulla Terra; la sofferenza dei bambini l’angosciava tantissimo, non sopportando che proprio loro, così immacolati ed indifesi, potessero subire angherie fisiche o morali da parte degli adulti. S.Pietro nel frattempo la osservava in silenzio e, notava man mano che passavano le giornate, il mutamento d’umore di Lucia.Nemmeno al Padre Eterno passò inosservata la cosa e decise di chiamare S. Pietro. “Caro Pietro,” disse il Signore “Io so quello che turba S. Lucia. Ella soffre per i patimenti dei bambini e le privazioni alle quali sono sottoposti.”disse ed aggiunse: ” Ho deciso, daremo l’incarico proprio a Lei di portare una volta all’anno un po’ di allegria sulla Terra e, tu Pietro, le dirai che il Signore l’autorizza a scendere il giorno del suo martirio cioè il 13 dicembre per portare doni a tutti i bambini della Terra. Ora vai, corri, voglio che torni la luce in quei santi occhi.” S. Pietro fu talmente felice, che, abbracciò il Signore e poi si affrettò a cercare Lucia per darle la bellissima notizia. Subito la santa rimase incredula, ma poi si convinse riempiendosi il cuore di letizia. Ormai mancavano pochi giorni al 13 dicembre, ma Lucia capì ben presto che non disponeva di nulla ed, in Paradiso, non esistevano né pasticcerie, né negozi di giocattoli. Questa volta S. Pietro fu veramente geniale; chiamò S. Lucia e la invitò a prendere la chiave d’oro dicendole di seguirlo.”Apri la finestrella e guarda bene”disse Pietro. “Vedi là nello spazio?

Eccolo, lì c’é un cavallino, una bambola, un trenino, là c’é una trombetta, una trottola, li vedi? Sai cosa sono tutti quei giochi? Sono i giochi superflui, inutili,abbandonati e dimenticati dai bambini viziati e mai contenti. I giochi sono come le persone, cercano compagnia e, se nessuno li vuole più, preferiscono andare nello spazio, sperando d’incontrare qualche bimbo disposto a giocare con loro.. su’ dai forza, prendine quanti ne vuoi e portali a chi ne ha veramente bisogno” concluse Pietro. “Oh, nonno Pietro, grazie, grazie di cuore” disse S. Lucia e cominciò ad afferrare tutti quei giocattoli abbandonati. La santa lavorò fino alla sera del 12 dicembre e mise tutti i giocattoli in grandi sacchi che appoggiò sulle spalle. Ma cara Lucia, così non arriverai mai con tutto quel carico,pesa troppo” disse Pietro e col suo vocione esclamò: ” C’é qualcuno qui che sarebbe disposto ad aiutare S. Lucia?” “Iho…Iho…”Tu, mio dolce asinello? Se a Lucia va bene, andrà bene anche a me” disse Pietro guardando la santa. “Bravo asinello, tu sarai il mio fedele accompagnatore, vedrai, quando ci vedranno i bambini che gioia sarà per loro”disse Lucia accarezzando la generosa bestiola. Ecco come nacque il viaggio di S. Lucia e del suo asinello; da allora non hanno mai mancato all’appuntamento ogni 13 dicembre con i bambini buoni e bravi.

12 dicembre: il pacchetto misterioso

Negli ultimi giorni sono spesso alle prese con i regali da impacchettare. Mentre sono lì che traffico con carta, nastri e decorazioni penso spesso a questa storia. Ve la regalo…

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IL PACCHETTO MISTERIOSO 

Alla piccola Elena piaceva tantissimo andare a far commissioni con la nonna. Specialmente nei giorni prima di Natale.
Soprattutto perché la nonna era molto sensibile alle sue richieste. Così ogni volta che usciva con la nonna, Elena tornava a casa con un bel regalo: un nuovo libro, un album da colorare, l’ovetto kinder con la sorpresa.

Ad Elena sarebbe piaciuto tanto giocare con gli altri bambini, mentre la nonna faceva la spesa dal panettiere, ma tutti i bambini che incontrava avevano la faccia annoiata e nessuna voglia di giocare. Perfino la nonna finiva in fretta di fare la spesa, perché nei negozi non c’era nessuno di buon umore che si fermasse a scambiare due chiacchiere, proprio nessuno che avesse tempo per qualche parola gentile. Sulla strada del ritorno, nonna e nipote tacevano, tenendosi per mano, mentre cominciava a scendere la neve.
«Uno solo basta».

A casa, la nonna si sedette nella sua poltrona preferita.
La chiamava il suo pensatoio.
Rimase a riflettere un po’, poi si alzò decisa e andò nello sgabuzzino.
Tornò dopo un po’ tenendo in mano un magnifico pacchetto-regalo avvolto in carta dorata e legato con un nastro rosso.
Elena avrebbe voluto aprirlo per sapere che cosa c’era dentro, ma la nonna le fece capire che il pacchetto era in realtà un segreto.

Il mattino dopo, nonna e nipote uscirono presto di casa portando il pacchetto luccicante per la carta dorata e il nastro rosso.
Il primo che incontrarono fu Pasquale, la burbera guardia con i baffoni a manubrio.
Era un tipo che non dava confidenza a nessuno e viveva da solo.
La nonna gli si avvicinò e gli porse il pacchetto.
«Che debbo farne?», domandò Pasquale colto di sorpresa.
«E’ per lei», disse Elena.
La guardia era piena di stupore. «Che cosa contiene?», chiese. «Amicizia e felicità», disse la nonna e gli strinse la mano.
«Hai visto com’era contento, nonna?», disse Elena.
«Torniamo a casa a preparare altri pacchetti da regalare?».
La nonna scosse la testa: «No, Elena», spiegò, «uno solo basta».«Finalmente ho anch’io degli amici in paese», pensò Pasquale, e riprese il cammino con il cuore più caldo.

Per la strada incontrò Sebastiano, lo spazzino.
Sebastiano era timido e i bambini lo prendevano in giro.
Quando vide arrivare la guardia, lo spazzino si nascose dietro al carrettino.
Ma Pasquale gli porse il pacchetto dicendo: «E per te!».
«Grazie», mormorò Sebastiano incredulo e felice.
Così la guardia e lo spazzino divennero amici.

Ma Sebastiano non aprì il pacchetto.
«Farò un regalo a Dolores», pensò.
Dolores era una bambina magra magra con le treccine bionde, l’unica che gli diceva sempre «Buongiorno».
Dolores era a letto con l’influenza e, un po’ imbarazzato, Sebastiano affidò il regalo alla mamma di Dolores, che gli offrì il caffè.

Quando Dolores ebbe il bellissimo pacchetto, si sentì subito meglio. Accarezzò la bella carta dorata e il nastro rosso e pensò: «Deve essere un regalo bellissimo.
Lo manderò a Susi, per fare la pace».
Susi era la migliore amica di Dolores, ma a scuola due giorni prima avevano litigato.

Quando Susi ebbe il pacchetto, corse da Dolores e l’abbracciò, poi insieme decisero che un regalo così bello poteva far felice la maestra, che da un po’ di tempo sembrava così triste.
La maestra si illuminò quando trovò sulla cattedra il pacchetto scintillante e quel giorno non le pesò far scuola e le ore passarono una più radiosa dell’altra.

Tornando a casa, la maestra portò il regalo alla signora Ambrosetti, che aveva i figli lontani e piangeva spesso.
Neanche la signora Ambrosetti si tenne il regalo, ma lo portò a Lucianone, che era sensibile e garbato, ma, siccome faceva il macellaio, tutti lo credevano senza cuore.
Neanche Lucianone si tenne il pacchetto… Che continuò così a passare di mano in mano e tutti quelli che se lo scambiavano si sorridevano e si parlavano.

Qualche giorno dopo, quando Elena e la nonna tornarono a fare le commissioni, si sentivano chiacchiere allegre venire dai negozi, mentre i bambini avevano voglia di giocare.
Un uomo salutò la nonna e le raccontò che cosa era successo qua e là e di come la gente da qualche tempo era più felice grazie ad un misterioso pacchetto. Mentre la nonna trafficava nella borsa alla ricerca delle chiavi della porta del suo appartamento, le venne incontro la signora Amalia, che abitava al piano di sotto, e che non le aveva mai rivolto la parola.
«Vorrei augurarle Buon Natale», disse, e le offrì… il bellissimo pacchetto con la carta dorata e il nastro rosso.
«Grazie», rispose la nonna sorridendo.
«Perché non viene dentro a far due chiacchiere di tanto in tanto?». «Evviva», gridò Elena, quando furono soli in casa.
«Il pacchetto è tornato da noi! Ma ora mi dici cosa c’è dentro?». «Niente di particolare», rispose la nonna. «Solo un po’ d’amore».

Tratto da: “Novena di Natale per bambini”.

Fonte: http://www.stjroma.it/amici-di-gesu/amici/2010-2011/classe-seconda_07.htm

11 dicembre: a Natale puoi


A Natale puoi 

fare quello che non puoi fare mai: 
riprendere a giocare, 
riprendere a sognare, 
riprendere quel tempo che rincorrevi tanto. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 

A Natale puoi 
dire ciò che non riesci a dire mai: 
che bello è stare insieme, 
che sembra di volare, 
che voglia di gridare 
quanto ti voglio bene. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 
È Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 

Luce blu, 
c’è qualcosa dentro l’anima che brilla di più: 
è la voglia che hai d’amore, 
che non c’è solo a Natale, 
che ogni giorno crescerà, 
se lo vuoi. 

A Natale puoi. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più, 
è Natale e da Natale puoi fidarti di più. 

A Natale puoi 
puoi fidarti di più. 

A Natale puoi.

10 dicembre: Natale punto di partenza

“Vi auguro di capire che Natale non è un punto di arrivo ma di partenza.
Natale non è un “punto a capo”: Natale è “due punti” : si apre, si deve aprire
poi tutto un discorso.
Dobbiamo tutti prendere coscienza con lucidità e determinazione che a Natale non si arriva, dal Natale si parte. Per troppi cristiani tutto finisce a
Natale, mentre tutto dovrebbe cominciare da lì: conta il giorno dopo Natale.
Gesù è venuto non perché tutto restasse come prima, ma perché cambiasse la
vita di tutti. Natale è rinascere noi e far nascere un mondo nuovo.
Natale è qualcosa di nuovo che nasce dentro di noi, nel nostro cuore, nel
santuario della nostra libertà. E’ il nostro cuore che fiorisce, che guarisce e
che fa di noi le vere luci di Natale, le vere stelle di Natale”.

Mons. Tonino Bello

Fonte