12 dicembre: il pacchetto misterioso

Negli ultimi giorni sono spesso alle prese con i regali da impacchettare. Mentre sono lì che traffico con carta, nastri e decorazioni penso spesso a questa storia. Ve la regalo…

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IL PACCHETTO MISTERIOSO 

Alla piccola Elena piaceva tantissimo andare a far commissioni con la nonna. Specialmente nei giorni prima di Natale.
Soprattutto perché la nonna era molto sensibile alle sue richieste. Così ogni volta che usciva con la nonna, Elena tornava a casa con un bel regalo: un nuovo libro, un album da colorare, l’ovetto kinder con la sorpresa.

Ad Elena sarebbe piaciuto tanto giocare con gli altri bambini, mentre la nonna faceva la spesa dal panettiere, ma tutti i bambini che incontrava avevano la faccia annoiata e nessuna voglia di giocare. Perfino la nonna finiva in fretta di fare la spesa, perché nei negozi non c’era nessuno di buon umore che si fermasse a scambiare due chiacchiere, proprio nessuno che avesse tempo per qualche parola gentile. Sulla strada del ritorno, nonna e nipote tacevano, tenendosi per mano, mentre cominciava a scendere la neve.
«Uno solo basta».

A casa, la nonna si sedette nella sua poltrona preferita.
La chiamava il suo pensatoio.
Rimase a riflettere un po’, poi si alzò decisa e andò nello sgabuzzino.
Tornò dopo un po’ tenendo in mano un magnifico pacchetto-regalo avvolto in carta dorata e legato con un nastro rosso.
Elena avrebbe voluto aprirlo per sapere che cosa c’era dentro, ma la nonna le fece capire che il pacchetto era in realtà un segreto.

Il mattino dopo, nonna e nipote uscirono presto di casa portando il pacchetto luccicante per la carta dorata e il nastro rosso.
Il primo che incontrarono fu Pasquale, la burbera guardia con i baffoni a manubrio.
Era un tipo che non dava confidenza a nessuno e viveva da solo.
La nonna gli si avvicinò e gli porse il pacchetto.
«Che debbo farne?», domandò Pasquale colto di sorpresa.
«E’ per lei», disse Elena.
La guardia era piena di stupore. «Che cosa contiene?», chiese. «Amicizia e felicità», disse la nonna e gli strinse la mano.
«Hai visto com’era contento, nonna?», disse Elena.
«Torniamo a casa a preparare altri pacchetti da regalare?».
La nonna scosse la testa: «No, Elena», spiegò, «uno solo basta».«Finalmente ho anch’io degli amici in paese», pensò Pasquale, e riprese il cammino con il cuore più caldo.

Per la strada incontrò Sebastiano, lo spazzino.
Sebastiano era timido e i bambini lo prendevano in giro.
Quando vide arrivare la guardia, lo spazzino si nascose dietro al carrettino.
Ma Pasquale gli porse il pacchetto dicendo: «E per te!».
«Grazie», mormorò Sebastiano incredulo e felice.
Così la guardia e lo spazzino divennero amici.

Ma Sebastiano non aprì il pacchetto.
«Farò un regalo a Dolores», pensò.
Dolores era una bambina magra magra con le treccine bionde, l’unica che gli diceva sempre «Buongiorno».
Dolores era a letto con l’influenza e, un po’ imbarazzato, Sebastiano affidò il regalo alla mamma di Dolores, che gli offrì il caffè.

Quando Dolores ebbe il bellissimo pacchetto, si sentì subito meglio. Accarezzò la bella carta dorata e il nastro rosso e pensò: «Deve essere un regalo bellissimo.
Lo manderò a Susi, per fare la pace».
Susi era la migliore amica di Dolores, ma a scuola due giorni prima avevano litigato.

Quando Susi ebbe il pacchetto, corse da Dolores e l’abbracciò, poi insieme decisero che un regalo così bello poteva far felice la maestra, che da un po’ di tempo sembrava così triste.
La maestra si illuminò quando trovò sulla cattedra il pacchetto scintillante e quel giorno non le pesò far scuola e le ore passarono una più radiosa dell’altra.

Tornando a casa, la maestra portò il regalo alla signora Ambrosetti, che aveva i figli lontani e piangeva spesso.
Neanche la signora Ambrosetti si tenne il regalo, ma lo portò a Lucianone, che era sensibile e garbato, ma, siccome faceva il macellaio, tutti lo credevano senza cuore.
Neanche Lucianone si tenne il pacchetto… Che continuò così a passare di mano in mano e tutti quelli che se lo scambiavano si sorridevano e si parlavano.

Qualche giorno dopo, quando Elena e la nonna tornarono a fare le commissioni, si sentivano chiacchiere allegre venire dai negozi, mentre i bambini avevano voglia di giocare.
Un uomo salutò la nonna e le raccontò che cosa era successo qua e là e di come la gente da qualche tempo era più felice grazie ad un misterioso pacchetto. Mentre la nonna trafficava nella borsa alla ricerca delle chiavi della porta del suo appartamento, le venne incontro la signora Amalia, che abitava al piano di sotto, e che non le aveva mai rivolto la parola.
«Vorrei augurarle Buon Natale», disse, e le offrì… il bellissimo pacchetto con la carta dorata e il nastro rosso.
«Grazie», rispose la nonna sorridendo.
«Perché non viene dentro a far due chiacchiere di tanto in tanto?». «Evviva», gridò Elena, quando furono soli in casa.
«Il pacchetto è tornato da noi! Ma ora mi dici cosa c’è dentro?». «Niente di particolare», rispose la nonna. «Solo un po’ d’amore».

Tratto da: “Novena di Natale per bambini”.

Fonte: http://www.stjroma.it/amici-di-gesu/amici/2010-2011/classe-seconda_07.htm

11 dicembre: a Natale puoi


A Natale puoi 

fare quello che non puoi fare mai: 
riprendere a giocare, 
riprendere a sognare, 
riprendere quel tempo che rincorrevi tanto. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 

A Natale puoi 
dire ciò che non riesci a dire mai: 
che bello è stare insieme, 
che sembra di volare, 
che voglia di gridare 
quanto ti voglio bene. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 
È Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più 
per noi: 
a Natale puoi. 

Luce blu, 
c’è qualcosa dentro l’anima che brilla di più: 
è la voglia che hai d’amore, 
che non c’è solo a Natale, 
che ogni giorno crescerà, 
se lo vuoi. 

A Natale puoi. 

È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più, 
è Natale e a Natale si può fare di più, 
è Natale e da Natale puoi fidarti di più. 

A Natale puoi 
puoi fidarti di più. 

A Natale puoi.

10 dicembre: Natale punto di partenza

“Vi auguro di capire che Natale non è un punto di arrivo ma di partenza.
Natale non è un “punto a capo”: Natale è “due punti” : si apre, si deve aprire
poi tutto un discorso.
Dobbiamo tutti prendere coscienza con lucidità e determinazione che a Natale non si arriva, dal Natale si parte. Per troppi cristiani tutto finisce a
Natale, mentre tutto dovrebbe cominciare da lì: conta il giorno dopo Natale.
Gesù è venuto non perché tutto restasse come prima, ma perché cambiasse la
vita di tutti. Natale è rinascere noi e far nascere un mondo nuovo.
Natale è qualcosa di nuovo che nasce dentro di noi, nel nostro cuore, nel
santuario della nostra libertà. E’ il nostro cuore che fiorisce, che guarisce e
che fa di noi le vere luci di Natale, le vere stelle di Natale”.

Mons. Tonino Bello

Fonte

9 dicembre: preghiera davanti al Presepio

Ecco il Presepio!
Discretamente mi sono infilato in mezzo ai pastori, ognuno con il suo regalo.
Con la sua nascita, Gesù mi ha dato tutto, tutto se stesso.
Io, cosa gli offrirò in contraccambio?
Non ho niente, se non questa candelina che ho plasmato durante tutti i giorni dell’anno ormai quasi finito.
Certo è storta, rattrappita e un po’ malandata: ma sono proprio io!
Non importa che sia bella, attraente o semplicemente bianca.
So di voler dare tutto.
Gesù  mi accoglie e mi sorride.

Questa candela della mia vita, avrei potuto tenerla in disparte, lontano dal Presepio,
egoisticamente ordinata e conservata intatta nella sua scatola di cartone.
Ma chiusa nella scatola, la mia vita non avrebbe avuto nessun senso.
Avrei perso la mia vocazione.

Invece ho scelto di essere acceso.
Questa è la mia gioia ed io trovo il senso della mia vita solamente quando brucio.
Quando brucio però, mi consumo.
Poco a poco mi rimpicciolisco al punto di sparire del tutto, peggio per il mio egoismo!
“Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà;
e chi la perderà per causa mia e del Vangelo, la salverà”. (Marco 8,35)
E’ la condizione per trovare la propria vocazione.
Finalmente diffondo luce e calore per la gioia di tutti.

Adesso so perché esisto. Voglio passare la mia vita ad illuminare.
Sono gli auguri per l’anno nuovo,
offerti a tutte le candele che bruciano con me, attorno al Presepio.

Gesù  ci accoglie e ci sorride.

Padre Etienne

http://www.padrestefano.it/index.php?option=com_content&view=article&id=64&Itemid=180

8 dicembre: Maria, donna dell’attesa

Maria, donna dell’attesa

La vera tristezza non è quando, a sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro in casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita.

E la solitudine più nera la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: neppure per un eventuale ospite di passaggio.

Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. E ormai i giochi siano fatti. E nessun’anima viva verrà a bussare alla tua porta. E non ci saranno più né soprassalti di gioia per una buona notizia, né trasalimenti di stupore per una improvvisata. E neppure fremiti di dolore per una tragedia umana: tanto non ti resta più nessuno per il quale tu debba temere.

La vita allora scorre piatta verso un epilogo che non arriva mai, come un nastro magnetico che ha finito troppo presto una canzone, e si srotola interminabile, senza dire più nulla, verso il suo ultimo stacco.

Attendere: ovvero sperimentare il gusto di vivere. Hanno detto addirittura che la santità di una persona si commisura dallo spessore delle sue attese. Forse è vero.

Se è così, bisogna concludere che Maria è la più santa delle creature proprio perché tutta la sua vita appare cadenzata dai ritmi gaudiosi di chi aspetta qualcuno.

Già il contrassegno iniziale con cui il pennello di Luca la identifica è carico di attese: «Promessa sposa di un uomo della casa di Davide».

Fidanzata, cioè.

A nessuno sfugge a quale messe di speranze e di batticuori faccia allusione quella parola che ogni donna sperimenta come preludio di misteriose tenerezze. Prima ancora che nel Vangelo venga pronunciato il suo nome, di Maria si dice che era fidanzata. Vergine in attesa. In attesa di Giuseppe. In ascolto del frusciare dei suoi sandali, sul far della sera, quando, profumato di legni e di vernici, egli sarebbe venuto a parlarle dei suoi sogni.

Ma anche nell’ultimo fotogramma con cui Maria si congeda dalle Scritture essa viene colta dall’ obiettivo nell’ atteggiamento dell’attesa.

Lì, nel cenacolo, al piano superiore, in compagnia dei discepoli, in attesa dello Spirito. In ascolto del frusciare della sua ala, sul fare del giorno, quando, profumato di unzioni e di santità, egli sarebbe disceso sulla Chiesa per additarle la sua missione di salvezza.

Vergine in attesa, all’inizio.

Madre in attesa, alla fine.

E nell’arcata sorretta da queste due trepidazioni, una così umana e l’altra così divina, cento altre attese struggenti.

L’attesa di lui, per nove lunghissimi mesi. L’attesa di adempimenti legali festeggiati con frustoli di povertà e gaudi di parentele. L’attesa del giorno, l’unico che lei avrebbe voluto di volta in volta rimandare, in cui suo figlio sarebbe uscito di casa senza farvi ritorno mai più. L’attesa dell’ora: l’unica per la quale non avrebbe saputo frenare l’impazienza e di cui, prima del tempo, avrebbe fatto traboccare il carico di grazia sulla mensa degli uomini. L’attesa dell’ultimo rantolo dell’unigenito inchiodato sul legno. L’attesa del terzo giorno, vissuta in veglia solitaria, davanti alla roccia.

Attendere: infinito del verbo amare. Anzi, nel vocabolario di Maria, amare all’infinito.

Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Non ci mandare ad altri venditori. Riaccendi nelle nostre anime gli antichi fervori che ci bruciavano dentro quando bastava un nonnulla per farci trasalire di gioia: l’arrivo di un amico lontano, il rosso di sera dopo un temporale, il crepitare del ceppo che d’inverno sorvegliava i rientri in casa, le campane a stormo nei giorni di festa, il sopraggiungere delle rondini in primavera, l’acre odore che si sprigionava dalla stretta dei frantoi, le cantilene autunnali che giungevano dai palmenti, l’incurvarsi tenero e misterioso del grembo materno, il profumo di spigo che irrompeva quando si preparava una culla.

Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza. Se ne sono disseccate le sorgenti. Soffriamo una profonda crisi di desiderio. E, ormai paghi dei mille surrogati che ci assediano, rischiamo di non aspettarci più nulla neppure da quelle promesse ultraterrene che sono state firmate col sangue dal Dio dell’alleanza.

Santa Maria, donna dell’ attesa, conforta il dolore delle madri per i loro figli che, usciti un giorno di casa, non ci son tornati mai più, perché uccisi da un incidente stradale o perché sedotti dai richiami della giungla. Perché dispersi dalla furia della guerra o perché risucchiati dal turbine delle passioni. Perché travolti dalla tempesta del mare o perché travolti dalle tempeste della vita.

Riempi i silenzi di Antonella che non sa che farsene dei suoi giovani anni, dopo che lui se n’è andato con un’ altra. Colma di pace il vuoto interiore di Massimo che nella vita le ha sbagliate tutte, e l’unica attesa che ora lo lusinga è quella della morte. Asciuga le lacrime di Patrizia che ha coltivato tanti sogni a occhi aperti, e per la cattiveria della gente se li è visti così svanire a uno a uno, che ormai teme anche di sognare a occhi chiusi.

Santa Maria, Vergine dell’attesa, donaci un’anima vigiliare. Giunti alle soglie del terzo millennio, ci sentiamo purtroppo più figli del crepuscolo che profeti dell’avvento. Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo, che si sente già vecchio. Portaci, finalmente, arpa e cetra, perché con te mattiniera possiamo svegliare l’aurora.

Di fronte ai cambi che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell’ attesa. E il Signore che viene, Vergine dell’ avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano.

http://www.atma-o-jibon.org/italiano6/tonino_bello_maria4.htm

7 dicembre: Natale sei tu!

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“Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po’ di silenzio per ascoltare la voce dell Amore. Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare Dio nella tua anima. L’albero di Natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della vita. Gli addobbi di Natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua vita. La campana di Natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.

Sei anche luce di Natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri con la bontà la pazienza l allegria e la generosità. Gli angeli di Natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di giustizia e di amore. La stella di Natale sei tu quando conduci qualcuno all’incontro con il Signore. Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai. La musica di Natale sei tu quando conquisti l armonia dentro di te. Il regalo di Natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani. Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando soffri. Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di confidenza e tenerezza nella pace interiore di un Natale perenne che stabilisce il regno dentro di te. Un buon Natale a tutti coloro che assomigliano al Natale.”

-Papa Francesco-

fonte

6 dicembre: San Nicola, la vera storia di Babbo Natale

San Nicola, la vera storia di Babbo Natale

“Il Santo vescovo di Myra, nei secoli, è stato legato alla figura del vecchio portadoni. È diventato il Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta regali ai bambini.
Ogni popolo lo ha fatto proprio, vedendolo sotto una luce diversa, pur conservandogli le caratteristiche fondamentali, prima fra tutte quella di difensore dei deboli e di coloro che subiscono ingiustizie.

Nei primi decenni del 1800 San Nicolaus (da cui Santa Claus) grazie a una poesia di Clement Clarke Moore diventò il Babbo Natale che tutti conosciamo.”

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Una visita da San Nicola “Twas the Night Before Christmas”

Era la notte prima di Natale, quando in  tutta la casa
non una creatura si muoveva, neanche un topo.
Le calze erano appese al camino con cura,
nella speranza che San Nicola sarebbe arrivato presto.

I bambini erano tutti nei loro letti,
mentre visioni di prugne ricoperte di zucchero ballavano  nella  loro mente.
E la mamma nel suo ‘pigiama, e io nel mio berretto, ci
eravamo appena preparati  per un pisolino dopo quella lunga giornata d’inverno.

Quando ad un tratto si udì sul tetto un enorme baccano,
Balzai dal mio letto per vedere cosa stesse succedendo.
Sono volato  alla finestra e ho aperto i battenti.

La luna sulla  neve appena caduta faceva luccicare tutti gli oggetti che illuminava,
quando improvvisamente davanti ai  miei occhi meravigliati si presentò
una slitta in miniatura e otto piccole renne.

Scorsi un vecchio, così vivace e veloce,
Sapevo che si trattava di San Nicola
Le sue renne erano più rapide delle aquile
e lui fischiava, urlava e le chiamò per nome:

“Ora Dasher! Ora Dancer!
Ora, Prancer e Vixen!
Su, Comet! Su, Cupido!
Su, Donner e Blitzen!
Per la parte superiore del portico!
Per la parte superiore del muro!
Ora via!  via!
Via tutti! “

Come foglie secche che volano via prima dell’uragano,
montarono al cielo così oltre il tetto e mi accorsi che volavano,
con la slitta piena di giocattoli e con San Nicola.

E poi, in un batter d’occhio, ho sentito sul tetto
lo scalpitio di zoccoli. Sentii un tonfo e non appena mi voltai ,
vidi che San Nicola era sceso giù dal camino con un balzo.

Era tutto vestito di pelliccia, dalla testa ai piedi,
e i suoi vestiti erano tutti macchiati di cenere e fuliggine.
con  un  sacco di giocattoli che portava in spalla,
sembrava un venditore ambulante.

I suoi occhi – come brillavano! Le sue fossette, come era allegro!
Le sue guance erano come le rose, il suo naso come una ciliegia!
La sua bocca buffa e piccola ad arco,
e la barba sul mento bianca come la neve.

Una pipa teneva  stretta tra i denti,
e il fumo che circondava la sua testa sembrava  una corona.
Aveva un viso largo e un po ‘di pancia,
che scuoteva quando rideva, come una ciotola piena di gelatina.

Era grassottello e paffuto, sembrava un allegro vecchio folletto,
e ho riso quando l’ho visto, mio malgrado.
Con un occhiolino presto mi ha dato conferma che non avevo nulla da temere.

Lui non diceva una parola, ma è tornato subito al suo lavoro,
e riempite tutte le calze si girò di scatto.
Posò  il dito sul  suo naso,
diede un cenno del capo, e salì su per il camino.

Saltò in slitta, fischiando alle renne,e volò via a gran velocità.
Ma prima di sparire nell’ oscurità della notte lo sentii esclamare:

Buon Natale a tutti, e a tutti una buona notte!

 

5 dicembre: se Natale è una fiaba…se Natale è un mistero

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SE NATALE E’ UNA FIABA
Se Natale è una fiaba…
è solo la festa dei consumi,
di inutili regali:
è solo una doppia vacanza
con un pranzo più ricco,
un viaggio, una gita. 

Se Natale è una fiaba
non ci vuole molto:
basta un presepio
o un albero illuminato
una elemosina
una messa a mezzanotte.

Nella fiaba di Natale
non nasce Gesù: 
nasce l’egoismo e l’impostura
l’ingiustizia che uccide.

Una stella, un angelo
una grotta e dei pastori
una donna ed un bambino:
ingredienti
per una stupida favola
per una tragica impostura.

Se Natale è una fiaba
è finito il suo tempo:
cancelliamo il Natale!

SE NATALE E’ UN MISTERO  

Se Natale è un mistero…
Gesù nasce anche oggi:
nei tuguri, nelle baracche
nei dormitori pubblici.

Gesù nasce nel povero,
nel piccolo ignorante,
nel detenuto, nell’esule,
nel torturato, nell’oppresso. 

Gesù nasce
nel disoccupato, nel malato,
nel minorato,
nello sconosciuto trascurato da tutti,
nell’umile onesto
che ancora fa il suo dovere. 

Gesù nasce là dove c’è bisogno di lui:
dove si cerca giustizia e amore
dove si soffre e si aspetta
dove si costruisce un mondo più giusto. 

Se qui nasce Gesù
questo è il presepio:
qui bisogna venire
per incontrare Gesù
per fare Natale
con lui. 

 

4 dicembre: la Famiglia

LA FAMIGLIA – Chiara Lubich

Natale è la festa della famiglia.

Ma dov’è nata la più straordinaria famiglia se non nella grotta di Betlemme? E’ lì, con la nascita del Bambino, che essa ha avuto origine. E’ lì che si è sprigionato per la prima volta nel cuore di Maria e di Giuseppe l’amore per un terzo membro: il Dio fatto bambino.

La famiglia: ecco una parola che contiene un immenso significato, ricco, profondo, sublime e semplice, soprattutto reale. La famiglia o c’è o non c’è.

Atmosfera di famiglia è atmosfera di comprensione, di distensione serena; atmosfera di sicurezza, di unità, di amore reciproco, di pace che prende i suoi membri in tutto il loro essere.

Vorrei che questo Natale incidesse a caratteri di fuoco nei nostri animi questa parola: famiglia.

Una famiglia i cui membri, partendo dalla visione soprannaturale, e cioè vedendo Gesù gli uni negli altri, arrivano fino alle espressioni più concrete e semplici, caratteristiche di una famiglia. Una famiglia i cui fratelli non hanno un cuore di pietra ma di carne, come Gesù, come Maria, come Giuseppe.

Vi sono fra essi coloro che soffrono per prove spirituali? Occorre comprenderli come e più di una madre. Illuminarli con la parola o con l’esempio. Non lasciar mancare, anzi accrescere attorno a loro il calore della famiglia.

Vi sono tra essi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Bisogna patire con loro. Cercare di comprendere fino in fondo i loro dolori.

Vi sono coloro che muoiono? Immaginate di essere al loro posto e fate quanto desiderereste fosse fatto a voi fino all’ultimo istante.

C’è qualcuno che gode per una conquista o per un qualsiasi motivo? Godete con lui, perché la sua consolazione non sia contristata e l’animo non si chiuda, ma la gioia sia di tutti.

C’è qualcuno che parte? Non lasciarlo andare senza avergli riempito il cuore di una sola eredità: il senso della famiglia, perché lo porti con sé.

E dove si va per portare l’Ideale di Cristo, nulla si potrà fare di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma con decisione, lo spirito di famiglia.

Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia….è la carità vera, completa.

Insomma, se io dovessi partire da voi, lascerei che Gesù in me vi ripetesse: “Amatevi a vicenda… affinché tutti siano uno”.

3 dicembre: E’ Natale – Madre Teresa

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.